Rosalind Nashashibi

Occupation Of The Inner Life

Film in 16 mm digitalizzato, 8’, a colori, sonoro, in loop, 2025-2026

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Il film di Nashashibi si presenta come una riflessione sulla pittura, sul tempo che passa e sulle relazioni umane. Temi che l’artista affronta spesso nel suo lavoro. In questo caso specifico, vi aggiunge una dimensione mistica. Questo aspetto è percepibile nel film su più livelli; innanzitutto attraverso il titolo, Occupation of The Inner Life (occupazione della vita interiore), poi attraverso i motivi esposti all’inizio del film: la circolarità degli oggetti presenti nell’inquadratura, il gatto, le mani posate solennemente sul tavolo e il mazzo di tarocchi. Del resto, la presenza dei tarocchi fa eco a un certo cinema. Si pensa in particolare al film di Agnès Varda, Cléo 5 à 7 (1962) o a Céline et Julie vont en bateau (1974) di Jacques Rivette. Misticismo e femminilità vi sono associati e testimoniano la volontà delle protagoniste di riappropriarsi della propria storia. Nashashibi fa lo stesso, ma confonde i confini tra soggetto filmato e soggetto che filma. In questo film alterna primi piani sulla ragazza con le carte, Pauline, a primi piani sulla sua vita quotidiana girati con la camera a mano. L’uso della pellicola in bianco e nero, impiegata per alcune inquadrature, conferisce all’immagine una texture densa e rimanda alla pittura dell’artista, che si osserva del resto dietro la camera o nel suo atelier. I dipinti che scorrono davanti ai nostri occhi sono stati realizzati negli ultimi due anni e fanno eco alla violenza e alla disperazione che affliggono le regioni del bacino levantino, tra cui la Cisgiordania e Gaza. Una moltitudine di simboli appare sullo schermo – il cavallo, il cigno, il mazzo di fiori, il sasso stretto nella mano, la maternità, la musica barocca – e l’artista costruisce un repertorio di significati complesso in cui si mescolano il mondo animale, la resistenza, le temporalità multiple e il pianto (The Plaint di Purcell). Secondo l’artista, questa giustapposizione evoca l’idea di perseveranza – sumud in arabo – in un contesto di occupazione emotiva e fisica che tende a impoverire la vita interiore delle popolazioni che ne sono oggetto. Considerato da questo punto di vista, il titolo assume un significato completamente diverso.

Opera prodotta dal Fondo cantonale d'arte contemporanea, Ginevra, per il programma Mire

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